Recensione di Chiarelettere di “Se questi sono gli uomini” di R. Iacona

??????????????Il sito della casa editrice Chiarelettere presenta il libro inchiesta di Riccardo Iacona “Se questi sono gli uomini“, un’indagine sulla situazione italiana relativa alla violenza di genere ed ai femminicidi.

La recensione è disponibile al link: http://www.chiarelettere.it/backstage/se-questi-sono-gli-uomini-1.php

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CTM citato su Forlì Today

Il Centro Trattamento Uomini Maltrattanti di Forlì è menzionato in un articolo di Forlì Today del 12 Giugno 2014 dal titolo “Carcere di Forlì, in diminuzione il numero dei detenuti. Nel 2017 la nuova struttura” che riportiamo di seguito.

L’articolo originale è consultabile al link www.forlitoday.it/cronaca/carcere-forli-situazione-2014-visita-garante-desi-bruno.html

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Carcere di Forlì, in diminuzione il numero dei detenuti. Nel 2017 la nuova struttura

Meno detenuti, più libertà grazie al regime ‘celle aperte’, più spazio in ogni cella, un buon dialogo con l’amministrazione penitenziaria mentre rimangono difficoltà nei rapporti con la magistratura di sorveglianza: il tutto, in attesa di una nuova struttura prevista per il 2017. Nei giorni scorsi, Desi Bruno, Garante regionale delle persone sottoposte a limitazioni della libertà personale, ha visitato la struttura penitenziaria di Forlì, verificando che il numero dei detenuti presenti, 135 divisi tra 111 uomini e 24 donne, ha subito una riduzione: erano infatti 157 quelli presenti al sopralluogo del dicembre scorso.

Quelli con condanna definitiva sono 60, meno degli imputati, che sono 75: un detenuto su quattro è tossicodipendente. Gli stranieri sono 63, otto i detenuti ammessi a lavorare all’esterno su indicazione della direzione dell’istituto. 23, infine, i detenuti cosiddetti ‘protetti’, collocati in apposite sezioni separate dalle altre, in ragione di un reato a sfondo sessuale e di problemi relazionali e di convivenza legati a chiamate in correità, collaborazioni marginali, appartenenza a Forze dell’ordine. Pienamente operativo il regime a celle aperte, con i tutti i detenuti che hanno la possibilità di rimanere all’esterno della cella per almeno otto ore al giorno; dal mese di aprile è intervenuta l’applicazione del regime aperto anche alle sezioni femminili.

Criticità di ordine strutturale, evidenzia la Garante, “sono legate alla anzianità della struttura del carcere, i cui ambienti non risultano pienamente congrui, sebbene, dal punto di vista della metratura a disposizione dei detenuti, vengano garantiti almeno tre metri quadri liberi da suppellettili a testa. Particolare cura è stata dedicata agli interni, con gli ambienti tinteggiati in vari colori, anche grazie al contributo del lavoro dei detenuti. Di certo maggiormente adeguati, dal punto di vista degli spazi e della luminosità, risulteranno gli ambienti del nuovo carcere (il trasferimento dovrebbe avvenire in un’area periferica della città e, secondo gli ultimi aggiornamenti, sarà nel 2017)”.

Nel corso dei colloqui che la Garante ha avuto modo di effettuare con i detenuti, è emerso a più riprese “come dato saliente il riconoscimento da parte della popolazione detenuta dell’attenzione e della predisposizione al dialogo che la direzione e gli operatori dell’Amministrazione penitenziaria quotidianamente dimostrano, agevolando la convivenza ed aiutando a prevenire situazioni di tensione, anche risultando evidente che un contesto caratterizzato da numeri ridotti favorisce l’attenzione nei confronti delle persone. Il clima positivo- sottolinea sempre l’ufficio del Garante- risulta anche dal dato recente fornito dalla direzione, secondo il quale nell’ultimo mese non sarebbe stati mossi rilievi di ordine disciplinare alla popolazione detenuta”.

Nel corso dei colloqui effettuati, “i detenuti hanno lamentato, per quanto riguarda i rapporti con la magistratura di sorveglianza, lunghi tempi di attesa per le risposte, con riferimento in particolare ai provvedimenti relativi alla fissazione delle camere di consiglio per la concessione delle misure alternative, ai permessi e alla liberazione anticipata. Permane in ogni caso la necessità di procedere all’integrazione dell’organico della Polizia penitenziaria, quantomeno nell’ordine di qualche decina di operatori”.

Continua l’analisi: “Ancora chiusa la sezione a custodia attenuata per persone tossicodipendenti, con l’Ausl di Forlì che,  nel verbale predisposto a seguito del recente sopralluogo al plesso penitenziario del 25 marzo, ha riferito che i problemi che avevano comportato la chiusura della sezione sono stati superati, ma è ancora necessario, al fine della riapertura e della piena fruibilità, raggiungere le condizioni igieniche minime con la manutenzione dell’impianto di riscaldamento, delle docce, con la tinteggiatura dei locali e un’accurata pulizia di tutti gli ambienti e con il completamento della manutenzione dei vani destinati a cucina. L’edificio era stato interessato dal crollo di una falda del tetto che poi è stato ripristinato: il sottotetto, interessato da una nutrita colonia di volatili, poi allontanati, è stato disinfestato”.

Di “notevole valenza trattamentale” la collaborazione in atto con il Centro per uomini maltrattanti di Forlì: la sperimentazione è rivolta agli autori di reati sessuali che, nella fase che precede le dimissioni, con attività di gruppo dedicate ai sex-offender, vengono presi in carico in carcere, anche verificando la possibilità e/o la disponibilità dello sviluppo di un programma territoriale una volta usciti.

Il CTM in rete col Comune di Forlì

1024px-Piazza_Saffi_al_tramontoIn data 28 maggio 2014, l’ Associazione Culturale DELFI, con il suo specifico servizio CTM è affidataria del progetto del Comune di Forlì  “Gestione di attività di sensibilizzazione e prevenzione sul tema della violenza di genere ed in particolare per l’accoglienza e trattamento di soggetti maltrattanti” a seguito di determinazione dirigenziale n. 1202 del 12/05/2014.

L’azione in convenzione, della durata di quattro anni, avverrà in collaborazione con i servizi del Comune di Forlì. Il servizio CTM opererà in stretta collaborazione con il “Servizio Politiche Di Welfare” del Comune di Forlì.

Intervista a Daniele Vasari su QuestoTrentino

Il mensile di informazione ed approfondimento QuestoTrentino.it pubblica i risultati di un’indagine di opinione svolta tra uomini trentini sulla percezione del fenomeno della violenza di genere.

In una sezione dal titolo “Quando l’uomo violento va in cura” l’intervista al Dott. Daniele Vasari, responsabile scientifico del Centro Trattamento Maltrattanti di Forlì.

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Quando l’uomo violento va in cura

Daniele Vasari

Un poster alla parete mostra una donna rannicchiata, con un uomo sullo sfondo. Una frase mi rimbomba nitida: “Qui abbiamo i vetri antiproiettile!”. Immagini dal centro antiviolenza di Trento, che varcai parecchi anni fa per un’altra inchiesta. Oggi, proprio grazie a questi centri, si è spostato lo sguardo sul maschio da curare.

Franco, un cinquantenne separato con un buon lavoro, ha deciso di mettersi in discussione, iniziando un percorso di rieducazione con il progetto “Lato oscuro” del centro White Dove di Genova. “Non ho mai tollerato ingiustizie o angherie, – spiega Franco – eppure sono un maschio violento. Ho una biografia difficile dove la violenza non è mancata. Ho introiettato modelli sbagliati, iniziando da mio padre che alzava le mani, poi il mio insegnante piuttosto manesco, infine ho subìto qualche abuso da ragazzi più maturi di me”.

Pure Livio, un giovane impiegato, padre di un bimbo piccolo, frequenta il centro da parecchi mesi. Anche la sua storia si riannoda a trascorsi educativi difficili. “Ho sempre avuto un carattere irascibile, – chiarisce Livio – ma non la vedevo come una cosa negativa, perché in famiglia le mani si alzavano senza problemi. Durante i conflitti con mia moglie io urlavo e lei, invece di star zitta, reagiva. Così per farla tacere ho iniziato a sfogarmi fisicamente spaccando ogni oggetto che mi capitava fra le mani”.

Livio e Franco, dopo aver toccato il fondo, hanno capito che la violenza rovina anche la loro persona. Ma sono ancora pochi gli uomini che approdano a questi centri d’aiuto.

“Il mio sogno è vedere molte case ove i maschi possano curarsi. Oggi è la donna che abbandona il tetto perché il marito la picchia. Se cominciasse lui a sentire il vuoto degli affetti affronterebbe prima il problema”. Così esordisce Daniele Vasari, psicoterapeuta e coordinatore del Centro Trattamento Maltrattanti di Forlì. Ho bussato alla sua porta per capire cosa ribolle in questi servizi di cura che stanno germogliando in varie regioni italiane del centro nord.

Quanto è labile il confine tra l’uomo violento e non violento?

“Centri di questo tipo in America sono stati fondati fin dagli anni 70, grazie ai movimenti femministi. Nei paesi nord europei c’è una legge che obbliga l’uomo a questi trattamenti. Qui il problema per molto tempo non l’abbiamo sentito per i nostri retaggi culturali. Manca chiarezza sulla definizione di gesto violento. Altrove lo schiaffo alla moglie o al bimbo è visto come aggressione. Da noi c’è più accettazione. Il padre nella cultura latina aveva il diritto di picchiare moglie e figli a scopo educativo e questo concetto permane tuttora. In Italia non abbiamo lavorato sulla cultura di genere e il femminicidio è attribuito al disoccupato o all’uomo che uccide perché amava troppo. Così il maschio prende le distanze da questa realtà. Alcune ricerche dicono che l’Italia ha numeri contenuti nella violenza rispetto ad altri paesi; io penso invece che si sia denunciato meno. Si pensi che il delitto d’onore fu abrogato solo nell’81. La violenza comunque non ha solo radici culturali, ma tante sfaccettature. Subentrano l’intolleranza alla frustrazione, l’incapacità di raggiungere un successo personale, il controllo dell’altro per raggiungere sicurezze interne. Nei giovani colgo spesso il senso del possesso: ‘Mia o di nessun altro’”.

Come si cura un uomo violento e quali sentimenti affiorano?

“Non dobbiamo considerare l’uomo violento come patologico, altrimenti questi centri non avrebbero motivo di esistere. La violenza è un atteggiamento sbagliato da modificare. C’è chi approda qui per curiosità, altri spinti dalla moglie o dall’avvocato. Alcuni arrivano al culmine della disperazione con un senso di colpa e lasciano dopo poche sedute, quando vedono che la compagna riprende la quotidianità. Quelli che arrivano volontariamente sono motivati e sanno definire la violenza. Chi invece arriva dal carcere solitamente non vuole impegnarsi, vedendo nella prigione l’espiazione della colpa. Spesso il senso di vergogna porta gli uomini a chiudersi, alcuni chiamano quando si rendono conto che il matrimonio è naufragato. Io lavoro sulla gestione delle loro emozioni. Quello che stai facendo non è colpa della moglie, sei tu che non riesci a gestire la rabbia, la frustrazione, i fallimenti. La responsabilità del gesto è fondamentale. Una frase che spesso gli uomini dicono è: ‘Non so quello che mi succede, mi si è spenta la luce’. Magari quel gesto l’hanno sempre fatto, ma iniziano a pensare che non sia più giusto, perché sentono che prende il sopravvento. Io chiedo ai pazienti cosa provano dopo la violenza, di rivedere il loro volto e quello della compagna. E in lei vedono la paura”.

Articolo sui centri emiliano-romagnoli dedicati a uomini autori di violenza su RedattoreSociale.it

Nell’articolo di Irene Leonardi su Redattore Sociale del 22 Novembre si parla dei centri dedicati ad uomini con problemi di violenza in Emilia-Romagna. In chiusura di articolo le dichiarazioni del responsabile scientifico del CTM di Forlì, Dott. Daniele Vasari.

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Uomini violenti: nei centri numeri bassi e utenti poco consapevoli
In Italia sono 15 i centri per uomini maltrattanti. Emilia Romagna. in 2 anni sono 83 gli uomini seguiti dai 4 centri presenti a Modena, Ferrara, Rimini e Forlì. Pochi quelli che si presentano volontariamente. Così come quelli che terminano il percorso.
Violenza e maltrattamento sulle donne: è il caso di intervenire sugli uomini. In Italia sono 15 centri per uomini maltrattanti, suddivisi nel territorio di tutta la penisola, a esclusione del Meridione (l’ultimo sulla cartina geografica dello Stivale è, infatti, a Roma). In Emilia-Romagna negli ultimi 2 anni ne sono nati 4 a Modena, Ferrara, Rimini e Forlì. L’obiettivo dei centri è dunque quello di eliminare la violenza maschile sulle donne, e, stando alle testimonianze di Francesco e Giovanni, tutto può cambiare. “Mi arrabbio ancora – tutti si arrabbiano – ma non me la prendo più con mia moglie”, dice il primo, mentre l’altro, che non è comunque riuscito a salvare il suo matrimonio sa che adesso “i miei figli non hanno più paura di me e mia moglie si fida a lasciarmeli”. I numeri dei centri però non sono proprio confortanti, soprattutto se messi a confronto con il numero di donne che ogni anno accede ai centri antiviolenza (oltre 2.400 nei primi 10 mesi del 2013 in regione), gli uomini in trattamento sono pochi (circa 83) e, a detta di tutti, bisogna intervenire sulla cultura degli uomini e lavorare affinché acquisiscano la consapevolezza che la violenza è un problema. Sono questi, infatti, i fattori che accomunano tutti centri della regione.
Sono 60 gli uomini seguiti finora a Modena dal centro “Liberiamoci dalla violenza”, primo in Italia a ricevere dei contributi pubblici. Il centro è nato nel 2011 in collaborazione con la Usl e ha ospitato tutti uomini che si sono autocandidati. Tra il dicembre 2011 e l’ottobre 2013 il centro è stato contattato da 254 persone, di cui 86 uomini per informazioni e 40 donne per inviare il marito. “Seguiamo un modello norvegese (il personale tutto al maschile, è stato formato all’Alternative To Violence di Oslo, ndr) – spiega Monica Dotti, responsabile di Ldv – che prevede step ben precisi da seguire, partendo dal presupposto che sia l’uomo in prima persona a chiedere aiuto in modo autonomo”. Il percorso prevede incontri di gruppo o singoli (o entrambi) e, una volta concluso, due follow up, cioè controlli periodici programmati, per verificare se si presentano ancora comportamenti violenti. In 13 hanno concluso il trattamento. “A oggi nessuno ha terminato il percorso con i due riscontri, ma, stando ai numeri norvegesi, solo il 15 per cento degli uomini seguiti è recidivo”. Quest’anno il centro, che ha all’attivo 3 psicoterapeuti, segue 25 uomini (di cui 3 stranieri), di età compresa tra i 27 e i 65 anni e ne ha già 5 in lista d’attesa. I dati però, nonostante siano i più alti di tutti, non sembrano essere convincenti. “Il numero di uomini che ci chiede aiuto è rimasto costante negli anni, non abbiamo mai registrato un incremento o particolari picchi, ma, sicuramente, sono sempre troppo pochi rispetto a coloro che commettono violenza”, conclude Dotti.
Differente invece, la situazione al centro d’ascolto Uomini maltrattanti di Ferrara dove, a essere accolti, sono stati in 10 (poco più di 20 i contatti in totale). “Numeri di cui non siamo soddisfatti – spiega lo psicoterapeuta Nicola Corazzari – Dieci è un numero importante se si pensa che lavoriamo su qualcosa che, di fatto, ancora non è riconosciuto, ma sono troppo pochi rispetto a quelli che effettivamente fanno violenza”. Il centro, che nasce a marzo 2013 come costola di quello di Firenze (primo in tutta Italia), si avvale dell’aiuto di un’equipe di 8 persone che lavora giornalmente offrendo sostegno psicologico sia individuale che di gruppo agli uomini che chiedono aiuto. “Purtroppo l’autoinvio è una condizione molto rara perché spesso, l’uomo, non si rende conto di commettere violenza e non crede che ciò possa creare traumi su moglie e figli”, continua Corazzari. Non a caso nel volantino del centro c’è un piccolo test con domande tanto banali quanto importanti ma, se si risponde “sì” almeno a una di esse, potrebbe essere utile contattare il centro. Proprio per questa mancanza di coscienza sui maltrattamenti, la maggior parte degli uomini è spinto dalle compagne a far parte di questo gruppo, che quindi, per prima cosa, affronta un percorso volto al riconoscimento delle violenze, non tralasciando l’aspetto socio-culturale.
E di cultura parla anche Maria Maffia Russo, responsabile del centro di Rimini “Liberi dalla Violenza”, che con quello modenese ha alcune similitudini a partire, appunto, dal nome. “Siamo ancora all’inizio di un percorso che prevede tempi lunghi anche per un problema culturale – spiega Maffia Russo – È impossibile parlare di un rapporto tra donne che subiscono violenza, circa 300 casi l’anno in città, e uomini che ci contattano”. Infatti loro, in un anno, hanno seguito solo 3 uomini (uno con candidatura spontanea, uno perché inviato dalla compagna e, l’ultimo, inviato da un centro antiviolenza). Dei 3, tra l’altro, solo uno è eleggibile alla terapia di gruppo. “Siamo nati un anno fa e, a differenza di Modena, non abbiamo uno sportello d’ascolto ma lavoriamo solo con setting di gruppo”, spiega ancora la responsabile. “Aspettiamo di avere un numero di 8 uomini che abbiamo la consapevolezza che commettere violenza è un problema personale – continua – non possiamo inserire chi, nonostante diversi colloqui iniziali, non riconosce il problema e attribuisce ogni colpa alla compagna”. Qui a occuparsi degli uomini, sono in 3, un assistente sociale e 2 psicologi, un maschio e una femmina. “La scelta è ovviamente terapeutica – conclude Maffia Russo – dobbiamo dare agli uomini la possibilità di confrontarsi con un altro uomo, senza tralasciare la figura femminile”. Il centro, anche qui, fa parte dei servizi dell’Usl della costa romagnola ma, purtroppo, i numeri di accesso sono molto bassi.
Chi invece un contatto con i servizi pubblici lo cerca faticosamente è il Centro Trattamento Maltrattanti di Forlì. “In un anno abbiamo seguito poco più di 10 uomini e molti di loro hanno interrotto il percorso”. A parlare è il responsabile, Daniele Vasari, che, racconta, “spesso ci chiamano per un aiuto immediato, chiedono cure farmacologiche ma di fatto non sono disposti ad affrontare un percorso completo”. Sono solo 2, infatti, gli uomini seguiti da tempo: uno da 4 mesi e l’altro da 7. E continua: “Chiamano nella foga del momento così come commettono violenza. Il nostro centro si ispira al modello di Oslo ma al momento seguiamo solo 3 uomini, un numero insufficiente per formare un gruppo e ci limitiamo ai colloqui singoli”. Lo staff, tutto al maschile, è una pura casualità tant’è che lo stesso Vasari spiega che “ci vorrebbero più donne all’interno della struttura proprio per evitare che negli uomini si rafforzi l’idea che si possono fidare solo del loro sesso e non abbiano un confronto con una donna”.

Articolo sul libro “Il lato oscuro degli uomini” su ilFattoQuotidiano.it

Articolo di Stefania Prandi nella rubrica de ilFattoQuotidiano.it dedicata alle questioni di genere “Donne di Fatto”.

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“La violenza contro donne è un problema degli uomini”. Come agire su ‘lato oscuro’
La violenza sulle donne è un problema degli uomini. Da questa premessa si sviluppa il nuovo saggio di Ediesse “Il lato oscuro degli uomini”, curato da Alessandra Bozzoli, Maria Merelli, Maria Grazia Ruggerini. Le tre studiose, fondatrici della società “Le nove” – che si occupa di ricerche da una prospettiva di genere in Italia, Europa e nell’area del Magreb – hanno fatto il punto sulle esperienze d’avanguardia rivolte agli uomini violenti in Italia, mettendole a confronto con quelle del resto del mondo. Il risultato è una mappatura, la prima di questo tipo, delle azioni e degli interventi per gli uomini in ambito privato e pubblico che ribadisce la necessità di spostare l’attenzione sulla “questione maschile” che tutta la violenza di genere sottende, in modo da operare sulle radici del fenomeno e interrompere la sua “trasmissione” alle nuove generazioni. Dal testo emerge che una trasformazione è già in atto. Ci sono, infatti, uomini che hanno trovato nel venire meno delle certezze della cultura patriarcale un’occasione di libertà e che hanno capito che la questione della violenza di genere è culturale e politica.
Nelle 440 pagine del volume vengono descritte le iniziative di sensibilizzazione, ascolto, incontro, intervento psico-educativo, realizzate da: Progetto uomini non più violenti di Bergamo, ‘Consultorio per gli uomini e gli interventi sulla violenza di genere’ di Bolzano e Rovereto, ‘Centro ascolto uomini maltrattanti’ (Cam) di Firenze, ‘Centro trattamento maltrattanti’ di Forlì, ‘Il lato oscuro – L’aspetto della sofferenza’ di Genova, ‘Centro italiano per la promozione della mediazione’ (Cipm) di Milano, centro ‘Stop alla violenza domestica’ (Savid) di Milano, ‘Presidio criminologico territoriale‘ sempre a Milano come anche il progetto ‘Uomini non più violenti’, Centro liberiamoci dalla violenza (Ldv) di Modena, progetto ‘In rete’ di Ferrara, progetto ‘Liberi dalla violenza‘ di Rimini, progetto ‘Relazioni libere dalla violenza‘ di Roma, progetto di ‘Be free‘ di Roma, ‘Sportello telefonico per l’ascolto del disagio maschile‘ di Torino, “Interpares/Intervento con uomini violenti” di Trieste (3203735663). Vengono anche analizzati nuovi progetti in fase di realizzazione. Tra questi, l’intervento che sta per essere avviato nel territorio di Caserta da parte del centro antiviolenza della cooperativa ‘Eva’.
“Il lato oscuro degli uomini” contiene una serie di riflessioni, proposte e testimonianze di studiose e operatori con diversi ruoli professionali che lavorano nell’ambito della lotta alla violenza di genere. Tra questi, solo per citarne alcuni, il sociologo Marco Deriu, la criminologa Francesca Garbarino, la psichiatra Chantal Podio, il counselor Michele Poli. Una pluralità di voci per analizzare, da diverse angolazioni, le ragioni e le motivazioni che “spiegano” i comportamenti violenti degli uomini e per ribadire la necessità di un cambio di ottica in grado di trasformare “il maschile” da problema a risorsa nella lotta contro la violenza. Nel testo si trovano anche una lettura delle leggi esistenti, con analisi dell’impostazione e dei limiti; un esame dei modelli comunicativi apparsi nelle recenti campagne pubbliche di sensibilizzazione; lo sguardo dei figli come motivazione alla scelta della “cura” da parte degli uomini.
In appendice poi il recente decreto legge “sul femminicidio”, convertito nella legge del 15 ottobre 2013 numero 119 con un commento in cui vengono messi sotto accusa “gli estremi della straordinarietà” (la situazione infatti è grave almeno dal 2006, periodo dei primi dati Istat disponibili), il ricorso al diritto penale “il più debole intrinsecamente quanto a capacità di incidere sui rapporti di potere” e non utile né per la prevenzione né come deterrente, l’uso non coerente del linguaggio utilizzato. In generale, si legge, “la filosofia del decreto comporta una riduzione dell’autodeterminazione della donna a vantaggio di una logica di irrigidimento e preteso efficientismo delle attività di polizia giudiziaria e processuali”.

Rassegna di incontri delle AUSL romagnole su iniziative a contrasto della violenza di genere

Fonte: AUSL Forlì (link alla comunicazione originale)Image

La diffusione della conoscenza sul fenomeno della violenza contro le donne e la specificità degli interventi sul suo contrasto sono al centro di una serie di incontri che partiranno mercoledì 30 ottobre 2013 presso il Teatro Verdi di Cesena e a Forlì il 19 dicembre, presso il Salone Comunale, Piazza Saffi.

Violenza sulle Donne”: priorità e strumenti in Area Vasta Romagna“. Da ottobre a marzo è in programma un ciclo di quattro incontri nei territori delle Ausl di Area Vasta Romagna per approfondire le tematiche legate a questo fenomeno, che oggi coinvolge il 30% della popolazione femminile mondiale, le sue implicazioni socio sanitarie e la rete di contrasto.

La violenza sulle donne è oggi un problema di grande attualità, che sempre più spesso occupa le pagine di cronaca nazionale e che a livello sanitario ha importanti ricadute economiche sul sistema. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità rappresenta un’emergenza di sanità pubblica di proporzioni epidemiche, che a livello globale coinvolge il 30% della popolazione femminile.

A questa problematica è dedicato un ciclo di incontri promosso dalle quattro Aziende di Area Vasta Romagna sul tema della “Violenza sulle donne e Salute di Comunità”. Una occasione per confrontarsi e condividere programmi di intervento unitari sui territori, che puntino sull’importante coinvolgimento di tutti i soggetti, a vario titolo interessati nell’azione di contrasto alla violenza di genere e di promozione del benessere della comunità.

Obiettivo ultimo è quello di creare una rete di servizi omogenea e in grado di sostenere e supportare le donne vittime di violenza, valorizzando il patrimonio di esperienza maturato nei singoli territori.

Gli incontri, della durata di 6 ore ciascuno, si svolgeranno nei territori delle quattro Aziende Sanitarie di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini, a partire dal 30 ottobre fino al 20 marzo. Sono rivolti agli operatori di settore (in particolare operatori sanitari, assistenti sociali, operatori dei centri donna e dei centri per le famiglie, forze dell’ordine e associazioni di volontariato) per fornire strumenti teorici e metodologici attraverso cui rilevare, leggere e comprendere la violenza di genere, in ambito sociosanitario, nonché modelli operativi e strumentali per la gestione e il contrasto del fenomeno.

Il primo appuntamento si terrà a Cesena al Teatro Verdi (via Sostegni 13) mercoledì 30 ottobre. “Il bisogno” è il tema dell’incontro, incentrato sulla diffusione della conoscenza sul fenomeno della violenza contro le donne e la specificità degli interventi sul suo contrasto. Interverranno le autorità locali, dirigenti dell’Ausl, esperti del settore e alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine.

Il secondo incontro, in programma il 19 dicembre a Forlì nel Salone Comunale (p.zza Saffi, 8), vede coinvolta l’Ausl di Forlì. Tema della giornata formativa è “Il rischio”, con un focus sul ruolo degli operatori sociosanitari nell’individuazione e riconoscimento degli episodi di violenza sulle donne.

Il ciclo di incontri prosegue nell’anno nuovo a Rimini, alla Sala Smeraldo (via Coriano 38), il 21 febbraio. Il tema di questa terza sessione è “Il Danno”: interverranno professionisti dell’Ausl di Rimini e le autorità locali a sottolineare come la violenza contro le donne sia un potente fattore di rischio per la salute. E questo richiede un approccio al problema integrato da parte di strutture aziendali e società civile.

Il quarto e ultimo appuntamento è in programma a Ravenna, il 20 marzo 2014: presso la Sala A. Martignani (Largo Chartres, 1). Medici ed esperti del settore insieme alle autorità locali faranno il punto sul tema “Il futuro”, che chiude il ciclo di incontri. L’attenzione sarà focalizzata sulla rete di contrasto alla violenza contro le donne e sui possibili sviluppi per affrontare il problema, in particolare saranno trattati gli aspetti relativi agli interventi nei confronti degli uomini maltrattanti, quale direttrice di lavoro che sarà necessario implementare nel futuro.

Gli incontri sono stati organizzati dal Gruppo di Lavoro di Area Vasta Romagna composto da Marisa Bianchin, Direttore del Distretto di Lugo-Ausl di Ravenna, Lucio Boattini, Direttore del Distretto Ausl di Forlì, Antonella Brunelli, Direttore del Distretto Rubicone-Ausl di Cesena, Patrizia Picchetti, della direzione del Distretto Ausl di Forlì, Mara Maffia Russo, responsabile del progetto Dafne contro la violenza alle donne dell’Ausl di Rimini, Germana Nuti, referente Area Disabili e Consultorio Familiare dell’Ausl di Cesena.

 

 
Per tutte le informazioni è possibile scaricare il depliant da qui e la locandina da qui