Proiezione gratuita “Illusioni amore e colpa” a Forlì Venerdì 28 Novembre

CTM, assieme al Centro Donna di Forlì e con il patrocinio del Comune di Forlì, in collaborazione con la Soc. Coop. “Giolli” vi invita a partecipare alla proiezione gratuita del lavoro cinematografico “Illusioni amore e colpa”, regia di Roberto Mazzini.

Venerdì 28 Novembre
ore 18:00 – proiezione “Illusioni amore e colpa”
ore 19:30 – buffet
presso “La Fabbrica delle Candele”
Piazzetta Corbizzi, 9/30 – 47121 Forlì (FC)
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Rassegna Ri-Generazioni, dal 20 al 22 Novembre a Ravenna

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CTM partecipa alla rassegna ravennate Ri-Generazioni, tre giorni di iniziative a partecipazione gratuita (giochi, dibattiti, discussioni ed incontri) per riflettere sulle differenze di genere e generazionali, per evidenziare e sovvertire gli stereotipi che caratterizzano la nostra cultura e sviluppare azioni a contrasto dei problemi che ne derivano.

Da Giovedì 20 a Sabato 22 Novembre
dalle ore 16:00
presso le Arteficerie Almagià
Via dell’Almagià, 2 – 48122 Ravenna
Vai all’evento su Facebook
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CTM Forlì ospite ad UnoMattina, Rai1 Mercoledì 30 Ottobre

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Mercoledì 30 Ottobre il responsabile tecnico scientifico del Centro Trattamento Uomini Maltrattanti di Forlì Daniele Vasari è stato ospite del programma mattutino di Rai1 UnoMattina, per parlare di femminicidio e percorsi dedicati agli autori di violenza di genere.

Ospiti in studio Dacia Maraini, autrice letteraria e teatrale, e la Dott.ssa Gabriella Tambone, psicologa/psicoterapeuta del Telefono Rosa di Roma (sito ufficiale).

Guarda l’intervento (dal minuto 11:35 a 23:25)
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-edbe6c90-8439-4c02-af93-decfa8494d49.html

Recensione di Chiarelettere di “Se questi sono gli uomini” di R. Iacona

??????????????Il sito della casa editrice Chiarelettere presenta il libro inchiesta di Riccardo Iacona “Se questi sono gli uomini“, un’indagine sulla situazione italiana relativa alla violenza di genere ed ai femminicidi.

La recensione è disponibile al link: http://www.chiarelettere.it/backstage/se-questi-sono-gli-uomini-1.php

CTM citato su Forlì Today

Il Centro Trattamento Uomini Maltrattanti di Forlì è menzionato in un articolo di Forlì Today del 12 Giugno 2014 dal titolo “Carcere di Forlì, in diminuzione il numero dei detenuti. Nel 2017 la nuova struttura” che riportiamo di seguito.

L’articolo originale è consultabile al link www.forlitoday.it/cronaca/carcere-forli-situazione-2014-visita-garante-desi-bruno.html

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Carcere di Forlì, in diminuzione il numero dei detenuti. Nel 2017 la nuova struttura

Meno detenuti, più libertà grazie al regime ‘celle aperte’, più spazio in ogni cella, un buon dialogo con l’amministrazione penitenziaria mentre rimangono difficoltà nei rapporti con la magistratura di sorveglianza: il tutto, in attesa di una nuova struttura prevista per il 2017. Nei giorni scorsi, Desi Bruno, Garante regionale delle persone sottoposte a limitazioni della libertà personale, ha visitato la struttura penitenziaria di Forlì, verificando che il numero dei detenuti presenti, 135 divisi tra 111 uomini e 24 donne, ha subito una riduzione: erano infatti 157 quelli presenti al sopralluogo del dicembre scorso.

Quelli con condanna definitiva sono 60, meno degli imputati, che sono 75: un detenuto su quattro è tossicodipendente. Gli stranieri sono 63, otto i detenuti ammessi a lavorare all’esterno su indicazione della direzione dell’istituto. 23, infine, i detenuti cosiddetti ‘protetti’, collocati in apposite sezioni separate dalle altre, in ragione di un reato a sfondo sessuale e di problemi relazionali e di convivenza legati a chiamate in correità, collaborazioni marginali, appartenenza a Forze dell’ordine. Pienamente operativo il regime a celle aperte, con i tutti i detenuti che hanno la possibilità di rimanere all’esterno della cella per almeno otto ore al giorno; dal mese di aprile è intervenuta l’applicazione del regime aperto anche alle sezioni femminili.

Criticità di ordine strutturale, evidenzia la Garante, “sono legate alla anzianità della struttura del carcere, i cui ambienti non risultano pienamente congrui, sebbene, dal punto di vista della metratura a disposizione dei detenuti, vengano garantiti almeno tre metri quadri liberi da suppellettili a testa. Particolare cura è stata dedicata agli interni, con gli ambienti tinteggiati in vari colori, anche grazie al contributo del lavoro dei detenuti. Di certo maggiormente adeguati, dal punto di vista degli spazi e della luminosità, risulteranno gli ambienti del nuovo carcere (il trasferimento dovrebbe avvenire in un’area periferica della città e, secondo gli ultimi aggiornamenti, sarà nel 2017)”.

Nel corso dei colloqui che la Garante ha avuto modo di effettuare con i detenuti, è emerso a più riprese “come dato saliente il riconoscimento da parte della popolazione detenuta dell’attenzione e della predisposizione al dialogo che la direzione e gli operatori dell’Amministrazione penitenziaria quotidianamente dimostrano, agevolando la convivenza ed aiutando a prevenire situazioni di tensione, anche risultando evidente che un contesto caratterizzato da numeri ridotti favorisce l’attenzione nei confronti delle persone. Il clima positivo- sottolinea sempre l’ufficio del Garante- risulta anche dal dato recente fornito dalla direzione, secondo il quale nell’ultimo mese non sarebbe stati mossi rilievi di ordine disciplinare alla popolazione detenuta”.

Nel corso dei colloqui effettuati, “i detenuti hanno lamentato, per quanto riguarda i rapporti con la magistratura di sorveglianza, lunghi tempi di attesa per le risposte, con riferimento in particolare ai provvedimenti relativi alla fissazione delle camere di consiglio per la concessione delle misure alternative, ai permessi e alla liberazione anticipata. Permane in ogni caso la necessità di procedere all’integrazione dell’organico della Polizia penitenziaria, quantomeno nell’ordine di qualche decina di operatori”.

Continua l’analisi: “Ancora chiusa la sezione a custodia attenuata per persone tossicodipendenti, con l’Ausl di Forlì che,  nel verbale predisposto a seguito del recente sopralluogo al plesso penitenziario del 25 marzo, ha riferito che i problemi che avevano comportato la chiusura della sezione sono stati superati, ma è ancora necessario, al fine della riapertura e della piena fruibilità, raggiungere le condizioni igieniche minime con la manutenzione dell’impianto di riscaldamento, delle docce, con la tinteggiatura dei locali e un’accurata pulizia di tutti gli ambienti e con il completamento della manutenzione dei vani destinati a cucina. L’edificio era stato interessato dal crollo di una falda del tetto che poi è stato ripristinato: il sottotetto, interessato da una nutrita colonia di volatili, poi allontanati, è stato disinfestato”.

Di “notevole valenza trattamentale” la collaborazione in atto con il Centro per uomini maltrattanti di Forlì: la sperimentazione è rivolta agli autori di reati sessuali che, nella fase che precede le dimissioni, con attività di gruppo dedicate ai sex-offender, vengono presi in carico in carcere, anche verificando la possibilità e/o la disponibilità dello sviluppo di un programma territoriale una volta usciti.

Il CTM in rete col Comune di Forlì

1024px-Piazza_Saffi_al_tramontoIn data 28 maggio 2014, l’ Associazione Culturale DELFI, con il suo specifico servizio CTM è affidataria del progetto del Comune di Forlì  “Gestione di attività di sensibilizzazione e prevenzione sul tema della violenza di genere ed in particolare per l’accoglienza e trattamento di soggetti maltrattanti” a seguito di determinazione dirigenziale n. 1202 del 12/05/2014.

L’azione in convenzione, della durata di quattro anni, avverrà in collaborazione con i servizi del Comune di Forlì. Il servizio CTM opererà in stretta collaborazione con il “Servizio Politiche Di Welfare” del Comune di Forlì.

Intervista a Daniele Vasari su QuestoTrentino

Il mensile di informazione ed approfondimento QuestoTrentino.it pubblica i risultati di un’indagine di opinione svolta tra uomini trentini sulla percezione del fenomeno della violenza di genere.

In una sezione dal titolo “Quando l’uomo violento va in cura” l’intervista al Dott. Daniele Vasari, responsabile scientifico del Centro Trattamento Maltrattanti di Forlì.

Link all’articolo originale

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Quando l’uomo violento va in cura

Daniele Vasari

Un poster alla parete mostra una donna rannicchiata, con un uomo sullo sfondo. Una frase mi rimbomba nitida: “Qui abbiamo i vetri antiproiettile!”. Immagini dal centro antiviolenza di Trento, che varcai parecchi anni fa per un’altra inchiesta. Oggi, proprio grazie a questi centri, si è spostato lo sguardo sul maschio da curare.

Franco, un cinquantenne separato con un buon lavoro, ha deciso di mettersi in discussione, iniziando un percorso di rieducazione con il progetto “Lato oscuro” del centro White Dove di Genova. “Non ho mai tollerato ingiustizie o angherie, – spiega Franco – eppure sono un maschio violento. Ho una biografia difficile dove la violenza non è mancata. Ho introiettato modelli sbagliati, iniziando da mio padre che alzava le mani, poi il mio insegnante piuttosto manesco, infine ho subìto qualche abuso da ragazzi più maturi di me”.

Pure Livio, un giovane impiegato, padre di un bimbo piccolo, frequenta il centro da parecchi mesi. Anche la sua storia si riannoda a trascorsi educativi difficili. “Ho sempre avuto un carattere irascibile, – chiarisce Livio – ma non la vedevo come una cosa negativa, perché in famiglia le mani si alzavano senza problemi. Durante i conflitti con mia moglie io urlavo e lei, invece di star zitta, reagiva. Così per farla tacere ho iniziato a sfogarmi fisicamente spaccando ogni oggetto che mi capitava fra le mani”.

Livio e Franco, dopo aver toccato il fondo, hanno capito che la violenza rovina anche la loro persona. Ma sono ancora pochi gli uomini che approdano a questi centri d’aiuto.

“Il mio sogno è vedere molte case ove i maschi possano curarsi. Oggi è la donna che abbandona il tetto perché il marito la picchia. Se cominciasse lui a sentire il vuoto degli affetti affronterebbe prima il problema”. Così esordisce Daniele Vasari, psicoterapeuta e coordinatore del Centro Trattamento Maltrattanti di Forlì. Ho bussato alla sua porta per capire cosa ribolle in questi servizi di cura che stanno germogliando in varie regioni italiane del centro nord.

Quanto è labile il confine tra l’uomo violento e non violento?

“Centri di questo tipo in America sono stati fondati fin dagli anni 70, grazie ai movimenti femministi. Nei paesi nord europei c’è una legge che obbliga l’uomo a questi trattamenti. Qui il problema per molto tempo non l’abbiamo sentito per i nostri retaggi culturali. Manca chiarezza sulla definizione di gesto violento. Altrove lo schiaffo alla moglie o al bimbo è visto come aggressione. Da noi c’è più accettazione. Il padre nella cultura latina aveva il diritto di picchiare moglie e figli a scopo educativo e questo concetto permane tuttora. In Italia non abbiamo lavorato sulla cultura di genere e il femminicidio è attribuito al disoccupato o all’uomo che uccide perché amava troppo. Così il maschio prende le distanze da questa realtà. Alcune ricerche dicono che l’Italia ha numeri contenuti nella violenza rispetto ad altri paesi; io penso invece che si sia denunciato meno. Si pensi che il delitto d’onore fu abrogato solo nell’81. La violenza comunque non ha solo radici culturali, ma tante sfaccettature. Subentrano l’intolleranza alla frustrazione, l’incapacità di raggiungere un successo personale, il controllo dell’altro per raggiungere sicurezze interne. Nei giovani colgo spesso il senso del possesso: ‘Mia o di nessun altro’”.

Come si cura un uomo violento e quali sentimenti affiorano?

“Non dobbiamo considerare l’uomo violento come patologico, altrimenti questi centri non avrebbero motivo di esistere. La violenza è un atteggiamento sbagliato da modificare. C’è chi approda qui per curiosità, altri spinti dalla moglie o dall’avvocato. Alcuni arrivano al culmine della disperazione con un senso di colpa e lasciano dopo poche sedute, quando vedono che la compagna riprende la quotidianità. Quelli che arrivano volontariamente sono motivati e sanno definire la violenza. Chi invece arriva dal carcere solitamente non vuole impegnarsi, vedendo nella prigione l’espiazione della colpa. Spesso il senso di vergogna porta gli uomini a chiudersi, alcuni chiamano quando si rendono conto che il matrimonio è naufragato. Io lavoro sulla gestione delle loro emozioni. Quello che stai facendo non è colpa della moglie, sei tu che non riesci a gestire la rabbia, la frustrazione, i fallimenti. La responsabilità del gesto è fondamentale. Una frase che spesso gli uomini dicono è: ‘Non so quello che mi succede, mi si è spenta la luce’. Magari quel gesto l’hanno sempre fatto, ma iniziano a pensare che non sia più giusto, perché sentono che prende il sopravvento. Io chiedo ai pazienti cosa provano dopo la violenza, di rivedere il loro volto e quello della compagna. E in lei vedono la paura”.