CTM ad “Amico é…”

Sabato 24 Febbraio alle 21 su Teleromagna l’ultima puntata della stagione di “Amico é….”, condotto da Marco Susanna, e Pia Persiani.

Ospiti in studio Andrea Spada, Andrea Montesi e Michele Piga del CTM e Paolo Tumedei, preparatore atletico e docente di educazione fisica.

Parleremo di legalità, violenza, bullismo e stereotipi con i ragazzi del primo anno della Scuola Superiore di Primo Grado San Martino in Strada di Forlì.

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Articolo di Andrea Montesi su Ancona Today

Andrea Montesi, Psicologo fondatore del CTM di Forlì, ha realizzato per IPSE (Istituto di Psicologia ed Ergonomia) di Ancona un articolo pubblicato su Ancona Today, dal titolo Molestie sessuali e violenza di genere, come intervenire sugli uomini.

Leggi l’articolo originale

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Articolo sulla violenza di genere ed il CTM su TPI – The Post Internazionale

Articolo pubblicato in data 29 Agosto, di Anna Ditta per TPI – The Post Internazionale. Nell’articolo le testimonianze di due uomini che si sono rivolti al Centro Trattamento Maltrattanti di Forlì ed alcune informazioni sul nostro servizio.

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“Ho avuto comportamenti di violenza fisica, verbale e psicologica soprattutto contro ex compagne e fidanzate, ma anche nei confronti di mia madre e di mio padre. A un certo punto c’è stata la ribellione nei confronti di chi maldestramente mi ha introdotto, sicuramente senza volerlo, a questi atteggiamenti”.

Gaetano ha 40 anni e vive in Romagna, in un comune vicino Forlì. “Faccio questa intervista perché mi auguro sia veramente utile, fosse anche solo per una persona”, chiarisce al telefono, dopo aver accettato di raccontare la sua storia a TPI.

Continua…

Articolo “Stalking e Cyberstalking: come inizia una persecuzione?” su AnconaToday.it

Articolo di Andrea Montesi, psicologo referente per il CTM dell’area stalking, sulla testata online AnconaToday.it

Link all’articolo originale: http://www.anconatoday.it/blog/psicologia-della-notizia/stalking-cyberstalking-maggio-2016.html

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Tutti noi sogniamo. Non intendo i sogni che si fanno ad occhi aperti, o  i desideri che vorremmo realizzare. Intendo il sogno che nasce dal sonno, dal ristoro fisico e mentale necessario al nostro sopravvivere. Nelle ore in cui dormiamo, il nostro cervello crea nuovi mondi, a volte incomprensibili, rielaborando immagini ed episodi che ci sono accaduti durante la giornata, oppure dando una forma (a volte astratta e metafisica, altre volte comprensibile e chiara) ad emozioni che abbiamo vissuto nel nostro quotidiano, oppure collegando informazioni, relazioni ed emozioni di cui non siamo consapevoli durante le ore di veglia.  A volte si sogna di cadere o di volare, altre volte ci fa visita il nostro sogno ricorrente, il quale non vuole svelare i suoi significati o il messaggio che da tempo vorrebbe condividere con noi. Altre volte siamo in realtà paradisiache, piacevoli ed estasianti, ma capita anche di essere catapultati in sogni terribili, ansiosi, in cui si cerca una via di fuga senza trovarla, in cui gli scenari cambiano, ma quella sensazione di essere rincorsi, braccati, in fuga da qualcuno o qualcosa non ci abbandona ed anzi, è legata al nostro sogno come un odore impregnato nei tessuti delle nostre vesta. Spesso al nostro risveglio, i sogni svaniscono, come non fossero mai esistiti, non si ricordano, rimane una flebile traccia che con il passare delle ore scompare. Oppure rimangono, e magari segnano la nostra giornata, non si può non pensarci: è qualcosa di presente ma intangibile.

E proprio come nel sogno (incubo) in cui si fugge, si è terrorizzati e spaesati, che vive chi è vittima dello stalking e del cyberstalking: una percezione di intangibile paura ed ansia per la propria incolumità e quella dei propri cari, che attanaglia lo stomaco e la mente, che fa vivere la vittima in un specie di sospensione.

La sensazione di essere braccati, controllati, seguiti e perseguitati da uno stalker che si apposta, pedina e invade lo spazio privato, intimo e sociale della vittima, è qualcosa che, come nel sogno, non permette di dar un senso e un significato compiuto a ciò che sta succedendo, soprattutto nella fase iniziale della persecuzione. Perché  la vittima è “incosciente” di ciò che le sta accadendo, nel senso che non ha coscienza di ciò che una relazione (d’amore o amicizia, ma anche di lavoro o studio) sta muovendo i passi per divenire una relazione “tossica” e disfunzionale, sia nel mondo reale (stalking) e nel mondo virtuale (cyberstalkig), o in forma mista, che racchiude entrambe le tipologie.

Ma come inizia una persecuzione di uno stalker o cyberstalking? Dove troviamo i padroni di questo malessere? Perché una persona decide di ricoprire questo ruolo così intimidatorio (e a volte anche violento, non solo a livello psicologico, ma anche fisico)?

Prima cosa da tenere a  mente è che lo stalking non è un fenomeno omogeno e lo stalker è un individuo, e come tale è unico e differente da qualsiasi altra persona, così come i comportamenti che mette in atto e le motivazioni che guidano tali azioni. Ma, i casi che maggiormente ricorrono, sono: lo stalker nasce nel momento in cui un amore finisce (oppure una persona innamorata di un’altra subisce un rifiuto da quest’ultima). Una relazione fra due persone cessa di esistere, ed una delle due non può, non vuole o non riesce a rinunciare all’altra, non ha le capacità cognitive ed emotive per gestire il senso di abbandono, di rifiuto e di solitudine che derivano dalla separazione. E allora continua a portare avanti la relazione “unilateralmente”, vivendo nel ricordo della coppia, seguendo la vittima, appostandosi e pedinandola, facendosi trovare nei luoghi che frequenta, intervenendo nella sua vita privata con telefonate, messaggi, email e contatti sulle piattaforme social, per esprimere ancora il suo “amore”, la sua necessità di star con l’altra persona, di non poter vivere senza (e di conseguenza, neanche la vittima deve e può vivere senza quel partner diventato stalker). Ancora, lo stalking può derivare da una persona che si reputa un’amico/a, da un compagno/a di studi o da un/una collega, il quale non percepisce la relazione come tale, e che in seguito ad un rifiuto, o per paura del rifiuto e della conseguente rabbia che ne può derivare, per mancanza di fiducia e capacità in se stesso/a si tramuta in persecutore.

Ma lo stalker può anche divenire tale non in seguito ad una relazione reale, ma bensì in seguito a fantasie proprie ed “immaginate”, che non esistono nel mondo vero. Invia regali e messaggi d’amore alla vittima (che con il tempo possono diventare di minaccia), conosce i suoi spostamenti e la segue, tendenzialmente evita il contatto e rimane nascosto, appostato, ipotizzando e bramando la relazione con la vittima.

Inoltre, lo stalking può espandersi e minare la vita della vittima nella sua parte web, social, virtuale mediante il cyberstalking. Questo nasce come componente on-line di azioni di stalking già presenti nella realtà, costituito da una serie di insulti e infamie inviate pubblicamente o in privato (pensiamo alla bacheca di Facebook, o ai messaggi privati di Messanger o WhatsApp, etc..), può consistere nell’inviare una quantità spropositata di email e messaggi d’amore o di minacce, fino a cercare di rubare e accedere all’identità nel web della vittima. Tutto ciò al fine di minare totalmente gli ambiti della vita privata della vittima. E le motivazioni che spingono i cyberstalker a realizzare tali comportamenti sono sovrapponibili a quelli applicati nello stalking. Altresì, il cyberstalking può essere reale sono nel mondo virtuale, senza una conseguenza nel mondo fisico per la vittima, ma ciò non significa che la sensazione di inquietudine, paura e disagio psicologico sia attenuato e minore in confronto allo stalking.

L’inizio dello stalking e del cyberstalking, il comprendere che una relazione di qualsiasi genere si stia tramutando in una situazione pericolosa, è probabilmente il momento più difficoltoso per la vittima, in quanto sulle prime non riesce a realizzare cosa effettivamente stia accadendo, e successivamente deve trovare la necessaria forza per reagire e chiedere aiuto.

Dott.  Andrea Montesi – psicologo del lavoro e delle organizzazioni, referente IPSE Ancona, docente di ergonomia e antropometria alla Poliarte di Ancona, cofondatore CTM Forlì

 

Lo spettacolo/laboratorio “Illusioni, amore e colpa” su Lavoratore Sociale

La rivista “Lavoratore Sociale” edita da Erickson, pubblica come buona prassi un resoconto dello spettacolo/laboratorio teatrale “Illusioni, Amore e Colpa“, curato da Giolli Coop. Soc. di Parma e proposto alla cittadinanza forlivese già nello scorso anno con il supporto del Centro Donna e CTM di Forlì.

Ricordiamo che l’esperienza verrà riproposta contestualmente alla rassegna di iniziative #LUOGHICOMUNI (sostenuta dall’Assessorato alle Pari Opportunità e dal Centro Donna di Forlì) Sabato 28 Novembre alle ore 17:30 presso la Fabbrica delle Candele (mappa).

lavoro sociale

Link all’articolo originale

Illusioni amore colpa

Uno spettacolo teatrale sul tema della violenza di genere che coinvolge anche gli spettatori con la metodologia partecipativa

Andrea Spada e gli altri operatori del Servizio Politiche di Welfare del Comune di Forlì presentano alcune iniziative di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere

Le azioni di violenza nei confronti delle donne, dei minori o degli anziani sono tristemente all’ordine del giorno. Soltanto nel nostro Paese una donna su tre afferma di essere stata vittima di un tentativo di stupro o di una violenza fisica, più spesso ad opera del proprio partner ma anche da parte di sconosciuti. Questi dati allarmanti fanno riferimento soprattutto alla ricerca Istat del 2014 che però ferma il campione rappresentativo alle donne dai 16 a 70 anni.

Secondo alcuni studi poi il background dei violenti è piuttosto tipico e ben delineato: generalmente, si tratta di soggetti che da bambini sono cresciuti in famiglie gerarchizzate in cui loro per primi hanno subito violenze da parte di genitori, divenendo così frustrati e profondamente incapaci di gestire le reazioni emotive.
A volte però sembra che il cercare la componente di diversità nella persona, come una sorta di “deformità personologica”, ci possa aiutare ad allontanare dalla nostra mente l’ipotesi che questo uomo, che ha commesso violenza, sia uguale a noi. Il fatto che fino al giorno prima possa essere “circolato” senza difficoltà davanti ai nostri occhi diviene incredibile per la nostra mente; ci aspettiamo, anzi ostinatamente vogliamo, nel leggere la notizia della ennesima violenza, che questi uomini abbiano caratteristiche morali, sociali, razziali diverse dalle nostre ed in questo modo giustificare gli avvenimenti.
Occorre invece considerare il fenomeno dalla parte più profonda, anche relativamente ai vissuti che ognuno prova relativamente al concetto di “violenza”, per poter affrontare le problematica in modo più adeguato, inserendo, in questa logica, anche l’intervento terapeutico specifico per il maschio autore di violenza. Infatti l’opera di prevenzione nei confronti della violenza di genere, se agita solo nei confronti delle donne vittime di violenza risulta una azione a metà. Occorre operare anche nei confronti di chi ha agito violenza, perché è anche con questa tipologia di interventi che è possibile diminuire il tasso di recidiva.
La persona che agisce violenza, nello specifico quella di genere, da una parte deve giustamente subire le conseguenze legali del suo atto, ma da un’altra è una persona, un soggetto che può affrontare il problema per risolverlo e prevenire altre manifestazioni.

Gli operatori del CTM (Centro Trattamento Uomini Maltrattanti di Forlì, servizio di DELFI ASSOCIAZIONE CULTURALE, operativo nel settore dal 2012) Continua a leggere “Lo spettacolo/laboratorio “Illusioni, amore e colpa” su Lavoratore Sociale”